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"Là-Bas" in fondo alle scale, nella sala grande del Modernissimo [Video]

By on marzo 10, 2012

(Servizio: Daniela Giordano – Video: Carlo Maria Alfarano – Foto: Antonella Cozzi)

Per la serata dell’8 marzo, il cinema Modernissimo, anziché programmare l’ennesimo evento in onore della festa della donna, ha preferito omaggiare un lavoro tutto partenopeo, proponendo l’anteprima del film Là-Bas: Educazione criminale, con la presenza in sala di tutto il cast e della troupe. Un film fatto davvero bene, che ha riscosso successo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ottenendo il “Leone del Futuro – Premio Opera Prima Luigi De Laurentiis  e il Premio della Critica Internazionale e la nomination per il “Flash Forward Award”, al Festival coreano di Busan, e meritevole di tutti gli applausi ricevuti a fine serata.

Molto probabilmente, si sarà trattato di semplice coincidenza di date, più che di una vera e propria decisione a monte, dal momento che l’indomani il film sarebbe apparso nella programmazione delle sale cinematografiche, e chi scrive queste righe non rivendica assolutamente nulla, nonostante appartenga al genere femminile. Anzi! Ben vengano festeggiamenti di questo calibro.

Piuttosto, è giusto continuare a lodare i meriti di chi con buone idee, poche risorse, ma tanta passione, è riuscito ugualmente a ottenere un ottimo risultato; quella stessa passione che “fa fare tardi la notte”, come s’è letto nei titoli di coda tra i ringraziamenti personali del regista, diventando degna alleata del proprio talento.

Per fortuna, questa è stata la stessa lente utilizzata da chi, professionalmente, doveva giudicare e che, nelle proprie valutazioni, ha tenuto ben conto di quanto sia difficile oggi emergere in questo settore, fare del buon cinema, in modo indipendente, e portare avanti il proprio messaggio, nonostante gli ostacoli che emergono durante il cammino. A dispetto delle istituzioni che non ti rilasciano le necessarie autorizzazioni, dei rischi corsi a girare le immagini negli stessi luoghi della strage, inventando storie per soddisfare le domande dei passanti curiosi, e a dispetto della mancanza di un distributore una volta realizzato.

Un premio, dunque, va dato all’ostinazione di chi prosegue nonostante tutto e senza curarsi se mai in futuro si vedrà riconosciuti i sacrifici sopportati. A Guido Lombardi che ha scritto e diretto il film e che, con Sergio Panariello, ha reclutato un cast davvero bravo, seppur esordiente. Alla bellissima fotografia di Francesca Amitrano, agli operatori tecnici e alla sceneggiatura “arrangiata” di Maica Rotondo. E al produttore Dario Formisano di Eskimo che, insieme a Gaetano Di Vaio di Figli del Bronx e Gianluca Curti di Minerva Pictures, hanno prima di tutto creduto, oltre che investito, in questi giovani talenti.

Una storia difficile, quanto delicata, da raccontare. Non solo perché parla delle condizioni di vita degli immigrati “quà-bas”, a pochi chilometri da Napoli, a tanti dalla terra d’origine. Ma perché incentrata sulle scelte che ogni individuo, giorno per giorno, è portato a fare e che colpisce tutti noi. Scelte che si lasciano condurre, a volte, dall’integrità dei propri valori e altre dal puro istinto di sopravvivere, o dalla superficialità dei “guadagni facili”. Non sempre c’è una relazione diretta tra le scelte fatte e le conseguenze perché, purtroppo, capita (spesso o a volte, a seconda dell’angolazione da cui si voglia guardare il bicchiere) che quelle giuste vengano ripagate da un beffardo destino.

Forse, è questo il “neorealismo d’ebano” a cui si riferisce IlSole24ore nella sua recensione. Non tanto al colore della pelle dei protagonisti, quanto a quello della storia raccontata: la storia più cruda, e nera, di ciò che vivono qui in Italia, i “my friend” che incontri per strada. E di chi decide, un giorno e con coraggio, di provare a raccontarla.

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