AGGIORNAMENTO 8/05/2013
Ci è giunta una nota dal Presidente dell’ ODG, Ottavio Lucarelli, che per dovere di cronaca pubblichiamo:
“In un cordiale colloquio telefonico con il presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti Ottavio Lucarelli, il questore di Napoli Luigi Merolla ha rivolto le scuse ufficiali al cronista Carlo Maria Alfarano in seguito all’intervento di un dirigente di polizia che nella giornata di ieri lo ha temporaneamente privato della telecamera durante la visita del ministro Carrozza in città. Telecamera restituita dopo alcuni minuti. Il questore Merolla ha garantito la massima attenzione e collaborazione da parte delle forze di polizia verso giornalisti, fotografi e cineoperatori impegnati a raccontare la cronaca in un’area difficile come il territorio di Napoli e provincia.”
Accettiamo le scuse del questore Luigi Merolla, ma ci teniamo a precisare alcune incongruenze nel comunicato per non sminuire la gravità di quanto è accaduto. Sottolineamo quanto già esposto nell’articolo: la telecamera e il tesserino non sono stati restituiti dopo pochi minuti ma dopo circa mezz’ora e riportando anche danni e solo a seguito dell’intervento di altri colleghi giornalisti che erano presenti durante l’incidente.
AGGIORNAMENTO 9/05/2013
Pubblichiamo la nota del Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino.
SEMENTA, LE IENE E MEROLLA. No, ragazzi, non va bene così. Non basta che il questore di Napoli, Luigi Merolla, chieda scusa a Carlo Maria Alfarano, di Urban blog, peraltro raccontando cose non vere. Ricordate Luigi Sementa, il generale che schiaffeggiò nel suo ufficio Alessandro Migliaccio. Ilfilmato finì sulle Iene e c’è voluta l’imminenza di una condanna penale per costringere Sementa a scusarsi e a devolvere un risarcimento ai pazienti del Santobono. Il sindaco della città lo tenne in servizio nonostante la vergogna di quelle immagini. E il questore Merolla pensa di chiudere tutto cos?. Guardate il filmato. Alfarano dice a voce alta che è un giornalista e conferma che ha il documento. Beh, quel che è successo non si può chiudere con una telefonata di scuse, peraltro neanche al l’interessato.
Giornata calda, oggi a Napoli, tra le strade del centro storico, dove non sono bastati gli scontri avvenuti davanti al palazzo di Governo in piazza Plebiscito, tra la Polizia e i partecipanti a due presidi in quel momento in corso, uno dei Consorzi di bacino e uno degli studenti universitari in solidarietà dei manifestanti feriti ieri durante gli scontri avvenuti presso l’Università Statale di Milano.
A seguito dei fermi avvenuti in mattinata e delle successive proteste, gli studenti decidono di occupare la sede del rettorato della Federico II, dove era stata indetta una conferenza stampa per commentare i fatti appena accaduti a Piazza Plebiscito. Intorno alle 16.00 quando il ministro Maria Chiara Carozza arriva in visita al Conservatorio San Pietro a Majella, un gruppo di studenti, che era fermo pacificamente a piazzetta Miraglia, deviando poi in via San Sebastiano in presidio, è stato caricato. A farne le spese anche il giornalista e videomaker di Napoliurbanblog, Carlo Maria Alfarano, presente sul luogo per documentare quanto stava avvenendo. Proprio questo deve aver infastidito un funzionario della polizia che prima, come dimostra il video, si scaglia con violenza contro una ragazza e poi contro il nostro operatore, che nonostante abbia ripetuto più volte “sono un giornalista” è stato strattonato, privato dei suoi occhiali e della sua telecamera, che è stata danneggiata e stava per essere portato in questura per un’identificazione.
Grazie all’intervento di alcuni colleghi giornalisti è stato rilasciato e gli è stato restituito sia il tesserino dell’ordine dei Giornalisti che la telecamera. Ci lascia comunque perplessi il comportamento dei poliziotti e dei relativi funzionari, che molto spesso in questa città, mal rispettano il diritto di cronaca dei giornalisti, che hanno il solo intento di documentare ciò che accade. Pur rispettando le forze dell’ordine, che svolgono il proprio lavoro con metodologie diverse da questa, il senso di rabbia resta, per aver subito violenze senza motivazioni, per il senso d’impotenza che si prova nei confronti di chi ha il potere e intende usarlo per censurarti, per il disprezzo che hanno mostrato per il tuo lavoro, per aver sentito schiacciata la propria dignità lavorativa. Questa giornata rappresenta una pagina nera per la stampa napoletana che non va dimenticata e soprattutto taciuta.
Ringraziamo ancora tutti coloro che ci hanno aiutato e tutti i colleghi giornalisti che si sono adoperati per risolvere quanto accaduto, con la speranza che ci si impegni per una maggiore tutela dei giornalisti nell’esercizio del proprio lavoro, che ci sia una maggiore apertura delle forze dell’ordine nei confronti di chi fa informazione, troppo spesso considerato un intralcio e che ci sia un reciproco rispetto dei ruoli.








