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L’immortalità esiste? Cosa ha scoperto la fisica quantistica che lascia senza parole

fisica quantistica hanno riacceso il dibattito
La fisica quantistica e il mistero dell’immortalità (www.napoliurbanblog.it)

Il concetto di immortalità è da sempre al centro di riflessioni filosofiche, religiose e scientifiche, ma cosa ha scoperto la fisica?

La fisica quantistica, con le sue affascinanti scoperte, ha aperto nuove frontiere anche nel dibattito sull’immortalità. Studi recenti suggeriscono che la vita degli esseri umani si fonda su onde ed energie cerebrali “senza tempo”, un fenomeno che potrebbe essere interpretato come una forma di esistenza non soggetta ai limiti temporali tradizionali. Non si tratta di credenze o dogmi, ma di osservazioni scientifiche che potrebbero avvicinare il concetto di immortalità a una realtà quantistica, anche se questa non si manifesta direttamente a livello fisico.

Questa prospettiva richiama la riflessione filosofica di Parmenide, filosofo greco antico, considerato il fondatore dell’ontologia, la disciplina che studia l’essere nella sua essenza. Nel suo poema “Sulla natura” Parmenide affermava che “l’Essere è e non può non essere”, sostenendo l’immobilità, l’immutabilità e l’immortalità dell’Essere, in netto contrasto con la mutevolezza percepita nella realtà sensibile. Secondo lui, ciò che appare come mutamento è illusorio, mentre la vera realtà è eterna e indivisibile. Questo pensiero ha influenzato profondamente la filosofia occidentale e trova eco nelle moderne teorie quantistiche che esaminano la natura dell’esistenza e del tempo.

Immortalità nelle tradizioni religiose e nella Bibbia

Il concetto di immortalità si declina anche in ambito religioso, dove assume differenti sfumature. In molte culture antiche e religioni, l’immortalità è legata a una trasformazione dell’esistenza dopo la morte, spesso concepita come la prosecuzione della vita in una dimensione spirituale o metafisica. Le grandi religioni orientali, come l’induismo e il buddismo, promuovono l’idea della trasmigrazione ciclica delle anime, mentre nella tradizione egizia l’immortalità veniva celebrata con riti funebri complessi.

Nell’Antico Testamento, il termine ebraico Sheol indica il luogo della morte, descritto come uno stato in cui i morti non sono più coscienti né provano piacere o dolore. La Bibbia, infatti, non presenta una dottrina esplicita di immortalità dell’anima come nelle tradizioni greche, ma sottolinea la centralità della relazione dell’uomo con Dio, che può superare la morte. Il papa emerito Benedetto XVI ha evidenziato come le prime comunità cristiane si concentrassero più sulla resurrezione della carne che sull’immortalità dell’anima, quest’ultima diventata poi oggetto di riflessione teologica successiva.

Sul fronte scientifico, la ricerca odierna si concentra soprattutto sull’allungamento della vita e sul rallentamento dell’invecchiamento,

Le sfide scientifiche e le prospettive per la longevità (www.napoliurbanblog.it)

Sul fronte scientifico, la ricerca odierna si concentra soprattutto sull’allungamento della vita e sul rallentamento dell’invecchiamento, più che sulla vera e propria immortalità. Tra i progetti più ambiziosi vi è il SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), guidato da Aubrey de Grey, che mira a sviluppare terapie capaci di riparare i danni molecolari e cellulari accumulati dal metabolismo, responsabili dell’invecchiamento e delle malattie correlate. Il successo di queste terapie potrebbe consentire di estendere significativamente la durata della vita umana, mantenendo gli individui attivi e in salute più a lungo.

Tuttavia, l’aspettativa di vita ha un limite biologico. Uno studio pubblicato su Nature Aging e coordinato dall’epidemiologo S. Jay Olshansky ha evidenziato che la durata media della vita umana si sta avvicinando a un plateau, intorno agli 87 anni. Questo dato indica che, nonostante i progressi medici, il limite naturale della vita potrebbe essere più basso di quanto si pensasse, con un rallentamento nell’allungamento dell’aspettativa.

Al contrario, altri esperti ritengono che le innovazioni nella medicina predittiva e nella genetica possano ancora spostare questo limite in avanti, grazie a interventi mirati sui meccanismi biologici dell’invecchiamento. Si studiano i fattori genetici dei centenari, gli effetti benefici della restrizione calorica e le tecniche di riprogrammazione cellulare basate sulle scoperte di Shinya Yamanaka, che potrebbero riportare indietro l’orologio biologico.

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