Economia

Pensioni minime: i requisiti che devi avere se vuoi prendere 735 euro

Questo livello di reddito rappresenta una tutela fondamentale per gli anziani con pensioni più basse, ma per accedere a tale cifra
Come funziona l’integrazione al trattamento minimo nel 2026(www.napoliurbanblog.it)

Con l’avvio del nuovo anno, l’INPS ha aggiornato gli importi delle prestazioni pensionistiche, includendo anche le pensioni minime.

Questo livello di reddito rappresenta una tutela fondamentale per gli anziani con pensioni più basse, ma per accedere a tale cifra è necessario rispettare specifici requisiti anagrafici e reddituali. Vediamo nel dettaglio come funziona il sistema di integrazione al trattamento minimo e quali sono le condizioni attuali per ottenerlo.

L’integrazione al trattamento minimo non va intesa come una pensione autonoma, bensì come un adeguamento verso l’alto di una pensione già esistente qualora questa risultasse inferiore a una soglia minima stabilita dalla legge. Nel 2026, l’importo base del trattamento minimo è stato fissato a circa 611,85 euro lordi mensili, con una rivalutazione dell’1,4% rispetto all’anno precedente, come indicato dalla recente circolare INPS. Per coloro che ricadono nei parametri previsti, è prevista una maggiorazione che può portare l’assegno fino a 735 euro mensili, cifra risultante dalla somma di un trattamento minimo base di circa 598,61 euro e una maggiorazione sociale pari a circa 136 euro.

L’obiettivo di questa misura è garantire un reddito minimo dignitoso, particolarmente importante per chi ha avuto carriere lavorative frammentate, periodi di disoccupazione o contratti precari che non hanno permesso di accumulare una pensione adeguata.

I requisiti fondamentali per ricevere la pensione minima maggiorata

Per accedere all’importo di 735 euro mensili, l’INPS richiede due condizioni essenziali: l’età anagrafica e il limite di reddito.

  • Età: La maggiorazione è generalmente riconosciuta a pensionati che abbiano compiuto almeno 70 anni. Esiste però un’importante eccezione per chi ha almeno 65 anni e ha versato un minimo di 25 anni di contributi. In pratica, ogni cinque anni di contributi versati permettono di anticipare di un anno l’accesso al trattamento minimo maggiorato, fino a un massimo di cinque anni di anticipo.
  • Reddito: Per ricevere l’integrazione al minimo, il reddito personale del pensionato deve essere inferiore a 9.555,65 euro annui, mentre il reddito complessivo in caso di coniugati non deve superare i 16.502,98 euro. Nel calcolo dei redditi rilevanti rientrano sia quelli soggetti a IRPEF sia quelli esenti, con alcune eccezioni fondamentali: non vengono considerati il valore dell’abitazione principale, le pensioni di guerra, i trattamenti di famiglia e le indennità assistenziali.

Questi limiti sono stati confermati e aggiornati nel corso del 2025 e mantengono la loro validità anche per il 2026.

integrazione al trattamento minimo

La distinzione tra sistema contributivo e misto: chi è escluso dalla maggiorazione? (www.napoliurbanblog.it)

Un aspetto cruciale riguarda la tipologia di sistema di calcolo pensionistico al quale il pensionato è soggetto. L’integrazione al trattamento minimo spetta esclusivamente a chi ha una pensione calcolata con il sistema retributivo o misto. Al contrario, chi rientra nel sistema contributivo puro, ossia coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996, non può beneficiare di questa maggiorazione.

Per questi ultimi, l’accesso alla pensione di vecchiaia richiede:

  • un’età minima di 67 anni (adeguata in base alla speranza di vita),
  • almeno 20 anni di contributi,
  • e una pensione lorda annuale che sia almeno pari al valore dell’assegno sociale (per il 2026, circa 7.002,84 euro annui, cioè 538,68 euro mensili).

Se non si raggiungono questi requisiti, è necessario attendere il raggiungimento di 71 anni di età e almeno 5 anni di contribuzione per accedere a una pensione contributiva anticipata.

Ulteriori misure di sostegno per pensionati con redditi bassi

Per chi non ha diritto all’integrazione al minimo, esistono altre forme di tutela economica:

  • Maggiorazioni sociali: un aumento dell’importo pensionistico riservato a persone con almeno 70 anni e in condizioni economiche svantaggiate;
  • Assegno sociale: una prestazione assistenziale riconosciuta su domanda a chi ha almeno 67 anni e rispetta determinati limiti di reddito;
  • Rendita integrativa da fondi pensione complementari: un’opzione per integrare la pensione pubblica attraverso risparmi accumulati nel tempo.

La legge di Bilancio 2025 ha inoltre introdotto la possibilità di utilizzare i fondi pensione per raggiungere le soglie minime richieste nel sistema contributivo per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata, offrendo una nuova opportunità di integrazione del reddito pensionistico.

Nella maggior parte dei casi, l’integrazione al trattamento minimo viene riconosciuta automaticamente dall’INPS al momento della liquidazione della pensione, grazie all’analisi dei dati reddituali forniti nella domanda. Tuttavia, il pensionato deve comunicare eventuali variazioni significative del proprio reddito o di quello del coniuge, poiché il diritto all’integrazione è soggetto a verifica annuale tramite la dichiarazione dei redditi o il modello RED.

In caso di mancata applicazione o di necessità di aggiornamento, è possibile presentare una domanda specifica all’INPS per la ricostituzione dell’integrazione.

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