Il mondo del tennis non è fatto solo di colpi spettacolari e tattiche millimetriche, ma sempre più di dati e tecnologia.
In occasione della sfida tutta italiana contro Darderi, anche Jannik Sinner è finito nel mirino dei giudici per l’utilizzo di un braccialetto tecnologico. Il campione altoatesino ha chiarito personalmente la vicenda, spiegando che l’intento non è ottenere un vantaggio immediato durante lo scambio, ma raccogliere informazioni preziose da analizzare a freddo.
Secondo quanto dichiarato dal numero due del ranking, l’obiettivo del suo team è monitorare parametri come il dispendio calorico e le variazioni della frequenza cardiaca, strumenti già utilizzati regolarmente durante le sessioni di allenamento per ottimizzare la preparazione fisica. Sinner ha raccontato che l’arbitro, dopo aver identificato il dispositivo come un tracker, ne ha preteso l’immediata rimozione in conformità con le norme vigenti.
Nonostante esistano soluzioni alternative per la telemetria, come i gilet specifici da indossare sotto la divisa, il tennista azzurro li ha definiti poco pratici e limitanti nei movimenti. Tuttavia, con la sua consueta sportività, ha accettato il verdetto senza polemiche, ribadendo che il rispetto dei regolamenti viene prima della comodità tecnologica.
Che cos’è il braccialetto Whoop?
Ma non è la prima volta, è accaduto infatti anche ad Alcaraz. La ragione è puramente regolamentare: nei tornei ufficiali è vietato indossare strumenti in grado di trasmettere dati in tempo reale verso l’esterno. Questo per evitare il cosiddetto “coaching tecnologico”, ovvero la possibilità che allenatori o analisti ricevano statistiche biometriche in diretta e suggeriscano modifiche tattiche al giocatore tramite segnali o comunicazioni non consentite.

Perché gli atleti come Sinner usano il braccialetto whoop: cos’è e perché fa discutere – napoliurbanblog.it / Foto FB @jannik.sinner.585
L’oggetto del “delitto” è il Whoop, un dispositivo indossabile estremamente popolare tra gli atleti d’élite di tutto il mondo, dai campioni della NBA ai ciclisti del World Tour. A differenza dei comuni smartwatch, il Whoop è minimale: non ha uno schermo e non invia notifiche. Il suo unico scopo è raccogliere dati biometrici ad alta precisione.
Nello specifico, questo braccialetto monitora costantemente tre parametri fondamentali:
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Il recupero: Analizza la variabilità della frequenza cardiaca (HRV) per capire quanto il corpo è pronto a sostenere uno sforzo fisico intenso.
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Lo sforzo (Strain): Misura il carico cardiovascolare accumulato durante la giornata e l’allenamento.
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Il sonno: Valuta la qualità del riposo notturno, essenziale per la rigenerazione muscolare e mentale dei tennisti impegnati in match che possono durare molte ore.
Per un atleta come Alcaraz, disporre di queste informazioni è vitale per pianificare i carichi di lavoro e prevenire gli infortuni. Tuttavia, la rigidità delle regole del tennis ribadisce un concetto chiaro: in campo, il giocatore deve fare affidamento solo sulle proprie sensazioni e sulla propria forza mentale, senza l’ausilio di algoritmi che “leggano” in diretta il suo stato fisico.
Il caso Alcaraz accende ancora una volta i riflettori sul confine, sempre più sottile, tra il supporto tecnologico alla salute dell’atleta e il vantaggio competitivo durante la competizione. Sebbene il braccialetto sia stato bandito dal campo di gioco, resta uno degli strumenti preferiti dal team dello spagnolo per ottimizzare la sua forma fisica fuori dal rettangolo di gioco, dimostrando come il tennis moderno sia ormai una disciplina dove ogni battito cardiaco viene pesato e analizzato.








