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Scoperta genetica sull’Alzheimer: due varianti del DNA proteggono memoria nei super anziani

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Nuove scoperte nel campo della ricerca sull’Alzheimer stanno aprendo prospettive importanti per la comprensione della malattia e per la protezione della memoria negli anziani. Uno studio recente ha identificato due fattori genetici associati ai cosiddetti «super anziani», persone che mantengono una funzione cognitiva eccellente nonostante l’età avanzata, offrendo potenziali chiavi per future terapie preventive.

Un gruppo internazionale di ricercatori ha individuato due varianti genetiche che sembrano avere un ruolo cruciale nella protezione dalla degenerazione cognitiva tipica dell’Alzheimer. Questi fattori genetici sono stati riscontrati in individui ultracentenari con performance mnemoniche superiori alla media, confermando l’esistenza di meccanismi biologici che possono contrastare l’accumulo di proteine tossiche nel cervello, come le placche di beta-amiloide e i grovigli di tau.

Le analisi genomiche hanno evidenziato che tali varianti influenzano la regolazione di processi chiave come la risposta infiammatoria e la plasticità neuronale, elementi fondamentali per la conservazione della memoria e delle funzioni cognitive. Questo risultato è particolarmente rilevante perché apre la possibilità di sviluppare farmaci che mimino l’effetto protettivo di questi geni.

Implicazioni per la prevenzione e il trattamento dell’Alzheimer

L’identificazione di questi fattori genetici rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro l’Alzheimer, una malattia che colpisce milioni di persone nel mondo e che ad oggi rimane senza una cura risolutiva. Gli esperti sottolineano come la comprensione di queste varianti possa facilitare la creazione di strategie personalizzate per prevenire il deterioramento cognitivo.

Inoltre, la ricerca suggerisce che l’attenzione alla genetica, integrata con uno stile di vita sano e interventi precoci, potrebbe migliorare sensibilmente la qualità della vita degli anziani, riducendo l’incidenza della demenza. Studi in corso stanno valutando come modulare farmacologicamente questi geni o i loro prodotti per potenziare le difese naturali del cervello.

L’importanza di questi risultati risiede anche nella possibilità di identificare precocemente chi è a rischio e chi invece possiede una naturale resistenza alla malattia, consentendo così un approccio più mirato e tempestivo. Le prospettive future vedono un’integrazione tra genetica, biologia molecolare e neuroscienze per affrontare in modo efficace l’Alzheimer.

Queste scoperte confermano il ruolo cruciale della ricerca genetica nel campo delle malattie neurodegenerative e rappresentano una speranza concreta per migliorare la diagnosi, la prevenzione e la cura di una patologia che impatta profondamente sulla società contemporanea.

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