L’emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa, il cosiddetto batterio killer degli olivi, continua a preoccupare profondamente le regioni meridionali italiane, in particolare la Puglia e la Basilicata. Nonostante gli sforzi messi in atto negli ultimi anni, il patogeno ha mantenuto un ruolo devastante sulla salute degli oliveti, compromettendo la produzione di uno dei simboli più preziosi dell’agricoltura italiana.
Dall’inizio del 2026, le segnalazioni di nuovi focolai di Xylella fastidiosa si sono intensificate, soprattutto nelle province di Lecce, Brindisi e Matera. Il batterio, che si insedia all’interno del sistema vascolare della pianta, impedendo il corretto flusso di linfa, provoca il disseccamento progressivo degli olivi. Le piante colpite mostrano sintomi evidenti quali foglie ingiallite, rami secchi e, infine, la morte dell’albero. Le autorità fitosanitarie hanno rafforzato i controlli e le misure di contenimento, ma la lotta si presenta sempre più complessa a causa della diffusione del vettore, la cicalina (Philaenus spumarius), che trasmette il batterio da pianta a pianta.
Negli ultimi mesi, la Regione Basilicata ha registrato un incremento dei casi in zone precedentemente non contaminate, alimentando il timore di una espansione ulteriore verso l’interno. Le campagne di eradicazione degli alberi infetti e di monitoraggio del territorio sono state intensificate, ma la resistenza del batterio e la difficoltà di intervenire su vasti areali rappresentano un ostacolo significativo.
Impatti economici e sociali per gli agricoltori locali
La diffusione della Xylella fastidiosa ha provocato pesanti ripercussioni sul tessuto economico e sociale delle comunità rurali pugliesi e lucane. La produzione di olio d’oliva, fiore all’occhiello dell’agricoltura mediterranea, ha subito contrazioni importanti, con conseguente aumento dei costi di gestione e riduzione delle rese. Molti olivicoltori si trovano a dover affrontare la perdita di interi appezzamenti, con ripercussioni anche sulla tradizione culturale legata alla coltivazione degli olivi.
Le istituzioni hanno annunciato nuovi fondi per sostenere la ricerca scientifica e l’adozione di tecniche innovative di contenimento, tra cui l’impiego di cultivar resistenti e la sperimentazione di metodi biologici per il controllo del vettore. Tuttavia, l’adozione di queste soluzioni richiede tempi lunghi e un impegno coordinato tra agricoltori, enti pubblici e centri di ricerca.
La comunità scientifica sottolinea l’importanza di un approccio integrato per affrontare l’emergenza causata dalla Xylella fastidiosa. Oltre alle misure di eradicazione, è fondamentale promuovere strategie di prevenzione che includano monitoraggi costanti e l’adozione di pratiche agricole sostenibili. La sensibilizzazione degli operatori del settore e la collaborazione tra regioni interessate rappresentano elementi chiave per limitare la diffusione del batterio.
In Puglia e Basilicata, le amministrazioni regionali stanno lavorando per sviluppare un piano coordinato di intervento, che prevede anche la valorizzazione di nuove varietà di olivo più resistenti al patogeno. Nel frattempo, la ricerca continua a focalizzarsi su possibili cure e soluzioni innovative per garantire la sopravvivenza dell’olivicoltura italiana, patrimonio economico e culturale di inestimabile valore.








